Fai da te

Lavaggio e pulizia dell'impianto a pavimento fai da te: si può fare?

Aggiornato il 4 min di lettura

Impianto a pavimento con serpentine e collettori
In questa guida
  1. Come funziona il lavaggio fai da te
  2. Perché con le serpentine è più difficile di quanto sembri
  3. I rischi più comuni
  4. Cosa si può fare da soli, in sicurezza
  5. Fai da te e intervento professionale a confronto
  6. Quando conviene farsi aiutare

In breve: pompe e liquidi per il lavaggio dell’impianto a pavimento si trovano facilmente, ma farlo da soli è raramente una buona idea: i circuiti sono lunghi e sottili, il risultato è difficile da controllare e un prodotto o una pressione sbagliati possono creare più problemi di quanti ne risolvano. Quello che si può fare in sicurezza è osservare, annotare e fare le verifiche semplici.

Online si trovano pompe per il lavaggio e liquidi «disincrostanti» venduti per il fai da te, e la tentazione è comprensibile: sembra una soluzione rapida e a basso costo. Prima di collegare qualsiasi cosa al collettore conviene capire cosa comporta davvero, e cosa invece si può fare in autonomia senza rischi.

Come funziona il lavaggio fai da te

Di solito si collega una pompa al collettore, si immette un liquido (un detergente o un disincrostante) e lo si fa circolare per il tempo indicato dal produttore. Poi si scarica l’impianto, si risciacqua e si riempie di nuovo. Sulla carta è semplice. Nella pratica, il lavoro lo fa il liquido, non la pompa: e un liquido in circolo a flusso lento non sempre riesce a staccare quello che è aderente alle pareti dei tubi.

Perché con le serpentine è più difficile di quanto sembri

  • Circuiti lunghi e sottili. Un circuito può essere lungo anche un centinaio di metri: un flusso continuo e regolare non crea la turbolenza che serve a staccare i depositi più ostinati.
  • Tutto l’impianto insieme. Se si lavano i circuiti contemporaneamente, l’acqua prende la strada più libera: i circuiti già liberi si puliscono ancora, quelli ostruiti restano come prima.
  • Nessun modo di vedere il risultato. Senza controllare l’acqua in uscita e la portata di ogni circuito non si sa se il lavoro è finito o se lo sporco è stato solo spostato.
  • Lo sporco rimosso va da qualche parte. Collettore, valvole, flussometri, pompa di circolazione e generatore possono intasarsi con i detriti che si staccano.

I rischi più comuni

  • Prodotti non adatti ai materiali dell’impianto. Guarnizioni, valvole, parti in alluminio o ottone, caldaia e pompa di calore reagiscono in modo diverso ai vari prodotti. Un liquido venduto come «universale» difficilmente lo è davvero: va scelto in base ai materiali e alle indicazioni del costruttore.
  • Risciacqui incompleti. Residui di prodotto che restano in circolo possono dare problemi proprio a caldaia e pompa di calore.
  • Pressioni e portate non gestite sulle tubazioni e sui raccordi.
  • Garanzie. Intervenire sull’impianto senza seguire le indicazioni del costruttore può avere conseguenze sulla garanzia del generatore: conviene verificarlo prima.
  • Acqua di riempimento non adatta. Se dopo il lavaggio si riempie con acqua non trattata, i depositi tornano presto (la qualità dell’acqua conta quanto la pulizia).
  • Sicurezza. Scarichi, possibili perdite e allagamenti, impianto caldo da maneggiare.

Cosa si può fare da soli, in sicurezza

Ci sono molte cose utili che non richiedono di intervenire sull’impianto:

  • Osservare: quali zone restano fredde, quanto ci mette la casa a scaldarsi, se ci sono rumori o gorgoglii, come sono i consumi rispetto agli anni scorsi.
  • Leggere i flussometri senza toccarli (se sono visibili sul collettore): le portate sono molto diverse tra circuiti simili? Ne parliamo in flussometri sporchi o da regolare.
  • Annotare pressione dell’impianto e rabbocchi: quando e quanta acqua si aggiunge.
  • Sfiatare l’aria solo se l’impianto lo prevede e seguendo le istruzioni del costruttore.
  • Fotografare il collettore, le targhette e il generatore: sono informazioni utili a chi dovrà valutare l’impianto.
  • Ricostruire la storia: anno dell’impianto, tipo di tubazioni, ultime manutenzioni.

Fai da te e intervento professionale a confronto

AspettoFai da teIntervento professionale
Diagnosi inizialeDi solito assenteIspezione dell’impianto e analisi dell’acqua
Trattamento dei circuitiSpesso tutti insiemeUn circuito alla volta
Controllo del risultatoDifficileSi osserva l’acqua e si verifica la circolazione
ProdottiScelti senza conoscere i materialiSe servono, scelti in base all’impianto
Se qualcosa va stortoCi si deve arrangiareGaranzia sul lavoro

Quando conviene farsi aiutare

Se zone fredde, impianto lento, rumori, rabbocchi frequenti o flussometri sporchi persistono, se l’impianto non viene controllato da 3–5 anni o se stai per installare una nuova caldaia o pompa di calore, meglio una verifica tecnica prima di qualsiasi lavaggio. Con la valutazione guardiamo collettori, circuiti e acqua: se la pulizia serve te lo diciamo e ti spieghiamo come lavoriamo (il metodo), se non serve ti diciamo cosa conviene fare.

Per capire le differenze tra i metodi leggi pulizia delle serpentine o lavaggio chimico; per i costi, quanto costa pulire le serpentine.

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